sabato 8 novembre 2008

Ciao a tutti!
Ho pensato di introdurre le riflessioni che da oggi in poi vorrei condividere con voi in merito ad un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la sindrome di Alzheimer.
Il mio interesse per questa patologia é nato dodici anni fa' quando ho potuto toccare con mano la difficoltà di crescere accanto ad una persona a me cara che ha inziato a spegnersi giorno dopo giorno.

Questa è una delle mie foto preferite assieme ad Aldo, il mio nonno materno di 87 anni.

Ci sono giorni in cui, osservandolo sdraiato sulla poltrona, provo rabbia e mi chiedo qual'é la ragione di tanta sofferenza. La verità é che in cuor mio mi vergogno, quando costretta ad assistere impotente alle sue crisi, prego il Signore di prenderlo con sé.

L'Alzheimer é così, ti ferisce lentamente e ti costringe a non distogliere lo sguardo dal dolore, un dolore profondo che assume le sembianze del tuo caro.
La stranezza e al tempo stesso la brutalità di questa malattia é che stravolge il normale ciclo della vita. Alla catechesi il sacerdote mi ha insegnato che noi uomini non siamo immortali, che la vita é un dono prezioso ed é un nostro dovere viverla dando il meglio di noi stessi.

Aiutatemi a capire: Quando mio nonno mi tira uno schiaffo, insultandomi e dicendomi che non mi ha mai vista prima, in quel momento sono una brutta persona se mi interrogo sulla frase "la vita é un dono prezioso?"

Alla scuola elementare poi, la maestra ha fatto scrivere un breve componimento sui nostri nonni e ha concluso la giornata ricordandoci che essi operano accanto ai nostri genitori al fine di aiutarci a crescere; quando siamo piccoli ci insegnano a camminare, ad andare in bicicletta, a portare il cucchiaio alla bocca facendo attenzione a non sporcare il vestitino pulito, a leggere, a cantare...
Già perché é così che funziona, giusto? I grandi insegnano ai più piccini.

Ma allora perché certe sere mi ritrovo ad imboccare mio nonno e a cambiargli la maglia perché si é rovesciato il vassoio del cibo addosso? Non sono forse io la più piccola?

Ancora una considerazione...
Spesso, alcuni conoscenti vogliono farmi credere di aver scoperto il segreto della vita e sono convinti di esser "sulla strada giusta", perciò mi costringono a subire sermoni sul comportamento di un "buon cristiano"e ad applaudire alle loro opere "di carità" che "gratuitamente" compiono nel mondo. Eh già...dentro di loro sentono crescere "una pianta", una luce li guida nell'oscurità e quando ti vedono triste, con sguardo compassionevole ti ripetono di rallegrarti perché la vita é un dono. A questo punto, dopo aver ascoltato stupita ed interessata le loro testimonianze di fede, inzio a scrutarle per cercare di diventare un po' più come loro. Ed é così che scopro l'amara verità: colei che mette a disposizione alcune ore del suo preziosissimo tempo per aiutare gli anziani in difficoltà, capita accidentalmente nelle case di anziani sani che la invitano ad accomodarsi e le offrono il pranzo; naturalemnte non ha tempo di dare un saluto e magari andare a far la spesa per quella signora che vive con cinquecento euro di pensione e il cui marito invalido é costretto a letto. E che fine ha fatto il signore che ama il prossimo e riconosce il valore della famiglia? Ah già...si é recato in Venezuela ad aiutare i bisognosi abbandonando sua madre malata di Alzheimer in una casa di riposo dove trascorrerà gli ultimi giorni della sua vita senza rivedere più suo figlio.
Vi chiedo ancora aiuto per rispondere a queste domande:
Quando si può dire di amare veramente il prossimo? E' sacrilego litigare con il Signore quando non capisci il perché di tanto dolore? E soprattutto...puoi predicare agli altri come vivere, come affrontare le difficoltà della vita quando per primo le allontani dalla tua vista?

Tenterò di rispondere a queste domande concludendo il mio blog...per ora le lascio qui e ogni tanto rileggendole e integrandole con le vostre riflessioni cercherò di dar loro una risposta.

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